
Da quando il Professore ha scritto, per rispondere a un mio post, che "il vostro futuro dipende dalla vostra capacità di essere visionari", questa frase ha continuato a tornarmi in mente, con insistenza.
Io gli ho risposto che sì, bisogna essere visionari, ma non dimenticarsi la realtà.
Senza rendermene conto ho scritto, con assoluta ingenuità, due semplici parole, non valutando la difficoltà della loro attuazione.
E' qui che sta il difficile: equilibrare ragione e follia, trovare l'equilibrio perfetto, o almeno provarci.
Nel nostro futuro lavoro dovremo essere in grado di muoverci tra la ragione e la follia: inseguire un' ipotesi assurda, quando si percepisce che magari lì c'è una soluzione, fidarsi della follia e della capacità di intuire, partendo comunque dal nostro sapere.
L'intuizione è indipendente da ogni forma di ragionamento e di preconcetto, per questo è rischioso e complesso affidarsi a lei.
Ma bisogna avere il coraggio di farlo.
Pochi minuti fa ho alzato la testa e ho visto, tra i miei tanti post-it, uno che parlava dell'argomento.
"Per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi d'ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali che esplodono tra le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno...oh!"
Questo discorso mi aveva colpita qualche anno fa,quando leggevo "On the road", e l'ho sempre lasciato lì, come a ricordarmi che la vita va saputa condire anche con un po'di follia, non dimentichiamocelo mai.
Io, purtroppo, spesso lo faccio.
Kerouac parla di pazzi, non di folli, ma credo che il messaggio di queste parole sia comunque in relazione alla follia.
Avrà avuto ragione Kerouac, aveva capito lui?
Forse sì.