venerdì 17 aprile 2009

3°Assignment : Coltivare le connessioni

Questo articolo ha la capacità di non lasciare indifferenti: cosa che non va assolutamente sottovalutata.
Allo stesso tempo invia una moltitudine di stimoli che sono difficili da gestire e indirizzare verso un'unica tesi.
Procederò seguendo le questioni che mi hanno maggiormente colpita.

Innanzi tutto non riesco ad essere così pessimista riguardo alla nostra società. Del buono c'è, il difficile è saperlo vedere.
Riconosco che questa "abbia l'incapacità di cogliere il valore del nuovo" ma non mi sento di dover attribuire tutta la colpa alla scolarizzazione: il nuovo ha sempre creato disagio e non accettazione anche in società "primitive", intendendo come tali le società non "sopraffatte" dalla scolarizzazione.
Lo smarrimento e il timore che accompagna questo tipo di passaggio è insito nell'uomo e la Scuola, benché arma potentissima, non è in grado di combatterlo: magari potesse farlo.
Con questi presupposti riconosco però che la rigidità sia assolutamente negativa.

Il sistema di Istruzione/formazione è una cosa viva in quanto ha le caratteristiche che il Professore considera peculiari per la vita, e che io condivido: "ha capacità autogenerative ed è in grado di impiegare i propri componenti per trasformare o costruire nuovi componenti".
La Scuola essendo fatta di persone, le stesse che stanno dietro ad un nick, per definizione è un qualcosa, un'istituzione è riduttivo, di basilare e di potenzialmente potente.
Il problema però solo gli stessi individui che da una parte le danno vita e dall'altra uccidono parte del senso di tutto questo terreno che non è sterile, ma potrebbe essere molto più fecondo.

Sinceramente non riesco a concepire l'idea di apprendimento trasversale. Nei prossimi giorni leggerò "Lettera a una professoressa" ma per adesso rimango scettica. Non conoscendo a fondo il tipo di insegnamento non posso dare una mia vera visione a riguardo, ma almeno posso dire quello che ad oggi, con il mio schema di pensiero e con quel "qualcos'altro" che per fortuna non rientra nello schema, non riesco ad immaginare questo tipo di apprendimento.
Mi spiego.
La Scuola, secondo me, deve essere gerarchica, almeno in un primo momento.
Il compito del giovane è appunto quello di imparare dall'adulto che ha capito più di lui, per una serie di motivi.
Qualsiasi tipo di conoscenza, dalla più pratica e quotidiana alla più raffinata, deve essere inviata in modo da poter essere ricevuta.

Il problema sta nei mezzi di questo passaggio di informazione.
Ovviamente l'apprendimento dipende dall'intenzione e dall'attenzione di chi dà e di chi riceve, ma è colui che dà che ha la possibilità di modellare il ricevente affinché apprenda.

La curiosità del ragazzo nella norma deve essere stimolata dall'esterno in modo che lo stimolo si trasformi in mezzo di nuovo apprendimento. Il ragazzo eccezionale ha la sensibilità e la capacità di trovare in il senso e la ragione della ricerca interna ed esterna.

Purtroppo credo di poter dirmi nella schiera di quelli cosiddetti "normali", la cui curiosità viene sollecitata da qualcuno che sta sopra che è in grado di far sentire che lui "ha capito" se non tutto, che è impossibile, almeno qualcosa di complesso da raggiungere, e che è in grado in aiutarti a farlo a tua volta.

Senza volerlo sono giunta a parlare del Maestro, dell'anziano che ti prende per mano senza che tu te ne renda conto e che al momento giusto ti lascia percorrere la strada che da oscura e priva di significato è diventata, per la tua percezione, una danza di vita.

Questo è ciò che si spera di trovare all'interno della classe, noi nostalgici. E'raro, ma anche lì si può trovare il Maestro. L'obiettivo verso cui dovrebbe mirare l'istruzione dovrebbe essere proprio questo,ma proprio nel momento in cui le mie dita stanno scrivendo, la ragione mi riporta sulla terra e mi dice che è pura utopia: ad ognuno il Suo Maestro.

Che il Professore parli del PLE come una sorta di Maestro che ti crei?
Potrebbe essere una possibilità.
Potenzialmente la cosa mi colpisce, ma sono troppo (o troppo poco?) scolarizzata per condividerla e crederci in pieno.

Per quanto riguarda la Rete, e la vita che in essa fluisce, mi rendo conto che è un mezzo di apprendimento esaltante ma allo stesso tempo dispersivo.
Per quanto le connessioni stabilite tra noi nodi della Rete, non possono che essere considerate esperienze positive e formative, per capire l'importanza di tutto questo ci deve essere, a mio avviso, qualcosa di concreto, che respira che riesce a farti apprezzare la vita pulsante e farti andare oltre la freddezza dello schermo.
Io, da retrograda, vedo il Maestro, il mio Mastro in qualcuno che mi insegna a guardare negli occhi,nel cui sguardo riesco a vedere gli anni e i pensieri che lo hanno accompagnato, che con la sua esperienza mi mette davanti la vita in modo che io possa capire, con lui, ma da sola, l'importanza dei rapporti umani, della modulazione della voce e che mi insegna con semplicità a vivere là fuori, cosa che lui lo sa fare ed io ancora no.

Là, dietro lo schermo , tra le righe di un libro e nei silenzi di una scena cinematografica ci possono stare dei mezzi, degli aiuti a capire.
I più fortunati già da soli capiscono l'importanza di tutto questo. Io, forse,ho avuto più fortuna ad avere un maestro che mi ha dato il necessario per capire il mio percorso e le chiavi per percorrerlo: sta a me rintracciarle dentro. "I semi della novità germogliano quando il terreno che li accoglie è pronto": ci vorrà tempo.

Comunque, qualunque siano i mezzi sono convinta che ci sia bisogno di qualcuno di reale che te li dia, in modo da farti diventare a tua volta un Maestro per qualcun altro. Nietzsche diceva "non c'è niente da fare: ogni Maestro ha un solo allievo, e questo gli diventa infedele perché è destinato anche lui a diventare Maestro".
Per adesso non conosco la possibilità di Maestri non veri, ma non la escludo.
Secondo me è solo più formativo averne uno reale.

Il fine ultimo è comunque l'imparare a camminare nel proprio bosco non dimenticandosi che la ricerca interiore è la più costruttiva.

Aggiungo che io nella Rete mi perdo: i Maestri, i Social Network, come Delicius, sono utilissimi, ma se non avessi avuto la scuola, con i mezzi, e il Maestro, con le soluzioni, mi perderei anch'io, come ancora faccio.
L'istruzione genera il dubbio e il dubbio la conoscenza.

Io vivo in una realtà piuttosto piccola, ma il senso di appartenenza alla comunità sta scomparendo. In questo vortice ho ancora la fortuna di parlare con anziani e anche di osservarli: i loro nodi sono più vicini dei nostri.
Uno di questi anziani mi disse che "l'uomo è l'unico animale che distrugge il proprio ambiente naturale". In un primo momento questa affermazione mi sembrò giusta ma il mio pensiero andò esclusivamente all'ambiente fisico che distruggiamo. Adesso posso dire che l'ambiente naturale dell'uomo sono le Reti, dalla realtà di strada alla blogoclasse, e in qualche modo dobbiamo interrompere il processo di distruzione e continuare a coltivare le connessioni reali e quelle virtuali. L'ideale è l'equilibrio, come sempre.

Concludo dicendo che per imparare ad usare Internet serve qualcosa: se non avessi frequentato la scuola non mi sarei posta certe questioni da approfondire nella Rete e non sarei in grado di trovarne di nuove e stimolanti.

17 commenti:

  1. Ciao, non scrivo un commento in merito al tuo articolo. Quando lo leggevo però, ho inaspettatamente sentito che come canzoni di fondo hai messo quelle di Enya. Ecco, siccome è una cantante che anch'io adoro, mi ha fatto molto piacere. CiaoCiao
    Ele

    RispondiElimina
  2. Mi fa piacere!!
    Anche a me piace molto e penso che non infastidisca nella lettura: per questo l'ho messa come "colonna sonora" del mio blog!
    Ciao

    RispondiElimina
  3. Senti, mi fai un favore?

    Io ho provato a leggere il post, mi sembra anche interessante, vorrei commentare, ma è scritto con un carattere talmente piccolo che mi viene il mal di testa!

    è un problema se ti chiedo ti modificare il post cambiando la grandezza??

    Grazie!!!

    RispondiElimina
  4. Mi dispiace!!
    Guarda non immaginavo che fosse così piccolo: in realtà ho modificato la grandezza del carattere da poco perchè visitando il blog da altri computer mi sembrava davvero troppo grande il carattere, ed era bruttissimo!

    Grazie della segnalazione e mi dispiace per il mal di testa!

    Ho provveduto a ingrandire anche tutto il resto.

    Ciao!

    RispondiElimina
  5. Carissima ...
    Hai scritto davvero un bel commento, sapevo che ti sarebbe venuto bene!

    Mi hai fatto riflettere ancora, e mi sembra di essere esattamente sulla tua lunghezza d'onda per quanto riguarda la concezione del Maestro. Secondo me, però, la questione è più che altro il fatto che si tratta di avere la possibilità di godere di una scuola che ti fornisca gli strumenti per essere autonomo nella tua conoscenza, più che nozioni. Sono d'accordo con te, un incipit ci deve pur essere da qualche parte, ma forse dovrebbe essere un inizio mirato anche a fornirti gli strumenti per acquisire da solo le nozioni che ti servono senza limitarsi a fornitele soltanto. Non dico che questo nella scuola non ci sia, solo è sotto forma di stimoli un po' discontinui e non tutti sono in grado di coglierli e di sfruttarli(per carattere, educazione e per tantissimi altri motivi assolutamente vari e non criticabili...). Molti hanno bisogno di trovare un proprio Maestro in questo, e se il Maestro fosse direttamente la scuola sarebbe tutto più diretto e raggiungibile.

    Grazie!

    RispondiElimina
  6. La curiosità del ragazzo nella norma deve essere stimolata dall'esterno in modo che lo stimolo si trasformi in mezzo di nuovo apprendimento.Non sono d'accordo. Hai mai osservato bene un bambino giocare?

    Uno dei problemi conclamati della scuola è che soffoca proprio quella curiosità così spontanea nei bambini. Chunque si occupi di scienza dell'educazione ti confermerà questo fatto, più o meno.

    Se la scuola fosse così cruciale nel generare curiosità, mi spiegate da dove l'ha presa quell'enorme schiera di autodidatti di tutti i tempi e di artisti e autori pre-ottocento?

    L'istruzione genera il dubbio e il dubbio la conoscenza.No no, magari fosse così. L'istruzione, proprio in quanto tale, genera certezze e in quanto, a loro volta tali, false certezze, perché la vita reale non contempla certezze. L'istruzione va bene per fare l'impiegato (e forse non bene) ma non per vivere e non per qualsiasi attività creativa o immaginativa, come quella del medico, il quale oltre a sapere cose deve sapere pensare bene.

    L'istruzione di massa, categorizzata, gerarchizzata è nata perché funzionale al meccanismo economico della società e questo va anche bene, ma la formazione è un'altra cosa ben più ampia e la scuola non la dà.

    Incidentalmente, questa istruzione non produce buoni medici. Il fatto che ogni tanto venga fuori un premio nobel non significa nulla socialmente parlando. E' utile solo a livello mediatico e non bilancia il fatto che a livello di massa questa istruzione non produce buoni medici.

    Alcuni diverranno buoni con il tempo se hannno doti interiori e se hanno la fortuna di fare buone esperienze, per esempio trovare un maestro. Altri diverranno medici mediocri. Ne ho conosciuti tantissimi, tutti molto istruiti ma sfortunatamente troppo poco "intelligenti" per essere buoni medici, troppo poco "formati". Ho in mente fin troppi episodi tragici.

    Per quanto concerne il maestro, non ha nessun senso andare a cercare il maestro nella rete o in qualsivoglia strumento, in quanto tale.

    Il maestro è sempre un uomo e la relazione maestro-giovane è sempre una relazione profondamente umana. Vai a vedere la mia recente lettera al mio professore di scienze.

    La relazione col maestro è reale in quanto relazione di pensiero e di anima. In questo periodo sto leggendo un libro di Fritjof Capra dietro l'altro e da diversi anni leggo tutto quello che posso di Giacomo Leopardi, tanto per fare due soli esempi per me molto importanti. Ebbene, per ovvi motivi, non conosco fisicamente queste due persone ma sono due miei maestri che amo profondamente, li sento vivere in me. Posso scoprire e leggere un loro testo su di un libro, su una pagina Internet o su un messaggio sul telefono, poco importa, è il loro pensiero che me li fa amare.

    RispondiElimina
  7. @eve: Condivido tutto in pieno.
    La Scuola deve essere un mezzo non il fine.


    @imarf: Per mia fortuna ho avuto e ho la possibilità di osservare i bambini.
    Senza dubbio hanno la curiosità insita in loro e pertanto riescono a trovare nell'ambiente esterno vari stimoli e pretesti.
    Non è da sottovalutare la loro capacità di trovare l'aspetto ludico di ogni situazione e di divertirsi con pochi mezzi.
    Innanzi tutto io non parlavo di bambini, ma di ragazzi. L'infante ha un certo tipo di curiosità, naturale e basilare per la sua crescita, che è diversa da quella del ragazzo adolescente riguardo a diversi aspetti, anche se comunque porta a conoscere.
    Il bambino con la sua curiosità scopre il mondo e ricrea a sua volta il proprio mondo, aiutato, non solo da questa, ma anche dal contatto con gli altri che siano compagni, familiari o maestri.
    Se il bimbo fosse lasciato a sè stesso passerebbe le giornate all'aria aperta. Che sia fondamentale la scoperta della natura non lo metto in dubbio, ma non c'è solo quella.
    La Scuola deve dare gli strumenti che generano la curiosità : se non gli desse sarebbe impossibile porsi certe problematiche.
    Le persone "usuali"(senza voler categorizzare-voglio solo escludere l'eccezione), non si sono plasmate da sole: l'esperienza, il contatto con l'esterno e anche la mera istruzione le hanno cambiate, dandogli i mezzi per avere una certa curiosità, basilare per l'apprendimento, che in seguito l'individuo continua da solo.
    Forse la Scuola soffoca l'individualità in quanto pone delle regole, fondamentali per l'animale sociale, ma stimola anche la curiositas, intesa come desiderio di conoscere, che i più hanno bisogno che sia alimentata e che hanno, naturalmente, solo fino a un certo punto.
    Ripeto di aver escluso le persone che hanno qualcosa in più.

    Dicendo che "l'istruzione genera il dubbio"forse mi sono espressa male: l'istruzione dà le basi affinchè ci si possa porre dei dubbi.
    Il medico senza il suo sapere, dato dall'istruzione, non sarebbe in grado di porsi dubbi, di cercare le diagnosi, di sbagliare, di capire l'errore e quindi di conoscere di nuovo.

    E'sottinteso che l'intelligenza debba condire il tutto: l'istruzione da sola non porta a niente.
    Come voglio ripetere, l'equilibrio è sempre fondamentale.

    Ho letto la sua lettera al Professore di Scienze e l'ho trovata molto sincera.
    Condivido con lei la visione umana di Maestro.

    RispondiElimina
  8. Forse è una questione di personalità. Io sono sempre stato estremamente curioso e gli stimoli li ho trovati tutti fuori e tanti nei libri che ho sempre letto. La scuola l'ho fatta di corsa perché ne ho ricavato più frustrazione che stimoli.

    No, più che ci penso e più che sono convinto. Fra l'altro fa dei danni mostruosi che vedo nei giovani, specialmente quelli che a scuola vanno bene. Danni che derivano da una visione della cultura e della scienza artificiosamente segmentata.

    Credetemi, il mondo è un'altra cosa.

    Devo dire che sono veramente sorpreso del fatto che così tanti di voi difendono la scuola con tanta convinzione in un mondo nel quale, chi di scuola si occupa professionalmente o per ricerca, ritiene che la sua inadeguatezza sia uno dei più grossi problemi della società moderna. In tutto il mondo, bada bene ...

    RispondiElimina
  9. Sinceramente non voglio difendere a spada tratta la Scuola, ma riconoscere che del buono c'è.
    Per me c'è stato.

    Quelle poche persone valide che ho incontrato durante il mio percorso di studi sono riuscite a darmi degli stumenti per valorizzare certe materie ,e farmele amare, soprattutto al di fuori della Scuola.

    Forse le sembrerà strano, ma anch'io leggo, da sempre e sono anche curiosa, ma soprattutto attenta.

    Ad oggi deve riconoscere che l'amore per lettura l'ho sempre avuto, fin da piccola, ma la capacità di leggere in un certo modo, con una certa attenzione la devo alla mia Prof d'Italiano.
    Al Liceo la detestavo, per motivi personali, e lei mi faceva leggere 3-4 volte un testo affinchè ricordassi i particolari più insignificanti.

    Lei si chiederà a cosa servisse.
    In un primo momento sfuggiva anche a me, ma adesso devo riconoscere che ha fatto in modo che io sappia leggere con molta più concentrazione di quanto facessi prima e che sappia ricordare, dopo una prima lettura, molte più cose, ma soprattutto colga il messaggio del libro.

    Questo è uno strumento che ormai ho interiorizzato, una chiave che mi fa arrivare di più i pensieri degli scrittori che amo.

    RispondiElimina
  10. Mi inserisco nella discussione, dato che era da tempo che volevo leggere il post e non ho più commentato.

    Io mi trovo d'accordo con Elisa: "non voglio difendere a spada tratta la Scuola, ma riconoscere che del buono c'è."

    Mi rendo conto che in questi giorni di blogging io devo essere sembrato una sorta di paladino della scolarizzazione; non lo sono. E' soltanto che, come ho avuto modo di scrivere, non credo che la scuola faccia acqua proprio da tutte le parti.

    Secondo me è importante che in qualche modo uno si debba adeguare alle regole e alle costrizioni della scuola (entro certi limiti) perché la vita non si adegua a te, ma spesso sei tu che ti devi adeguare, e quasi mai puoi plasmare la vita come ti piacerebbe.

    Riguardo agli stimoli, a me la scuola ha saputo fornirli in certe occasioni; come Elisa, i professori che dal punto di vista personale mi hanno dato di più sono stati quelli più rigidi, che hanno forzato il mio modo di essere, mi hanno costretto a sforzarmi, quelli che pretendevano sempre più di quello che potevo fare e che mentre ero a scuola mi hanno fatto bestemmiare, ma che adesso invece ricordo con riconoscenza.

    Concordo con iamarf quando parla del fatto che spesso la scuola tende a schematizzare troppo, e a presentare troppe certezze laddove di certezze non ce ne sono; però secondo me entro certi limiti le categorie sono comode (bisogna ricordarsi cosa sono).


    Comunque sia, il fatto che tanti dicano che la scuola è inadeguata non significa che sia vero! Non mi sono cimentato nell'operazione, ma credo che potrei trovare anche opinioni a favore di una scuola più rigida e ottocentesca!

    RispondiElimina
  11. Non è questione di cercare un numero di opinioni di qua e di là. Sarebbe tempo buttato via. Di opinioni, su qualsivoglia argomento, divertendosi nell'inutile e dannoso esercizio di dicotomizzare ogni questione, ne trovi tante di qua e altrettante di là.

    Roba da salotto televisivo.

    Chimes of Freedom, avresti imparato comunque a leggere profondamente. A me le costrizioni hanno creato solo danni.

    Vedi questo è un modo di pensare che la dice lunga.

    Quanto vi dico che c'è un mondo di persone che si sta preoccupando non sto parlando di opinioni prese qua e là, sto parlando di professionisti della formazione, sto parlando di management delle più grandi aziende che ha bisogno vitale di gente che funziona e, mediamente, la genete che entra nel mondo del lavoro col suo bel titolo di studio, non funziona in modo soddisfacente.

    Ragazzi, non è questione di opinioni ma è un dato di fatto che sta allarmando tutti gli operatori economici e della cultura.

    E non vi mettete in testa per piacere che sia una questione di visione politica e in particolare di destra o sinistra, categorie, ormai di interesse storico e che solo la pochezza del dialogo proposto dai mass media tiene in vita.

    È questione di riuscire ad accettare un slittamento di paradigma nella concezione del mondo, che investe il pensiero scientifico, il la cultura, l'economia, il governo delle nazioni e in ultimo ma più importante di tutti la formazione.

    La scuola è oggi un recinto troppo angusto. Forse è naturale che chi a tale recinto si è abituato finisca per difenderlo. Il mondo l'hanno comunque sempre mandato avanti i visionari e non quelli che si fidavano e si trovavano comodi.

    Il vostro futuro dipende dalla vostra capacità di essere visionari.

    RispondiElimina
  12. Scusami, questo ...

    Chimes of Freedom, avresti imparato comunque a leggere profondamente. A me le costrizioni hanno creato solo danni.

    ... doveva venire in fondo.

    RispondiElimina
  13. @melanconiaestatica:
    Condivido "la vita non si adegua a te, ma spesso sei tu che ti devi adeguare, e quasi mai puoi plasmare la vita come ti piacerebbe": fino a prova contraria, se non altro, la Scuola riesce ad "educare"nel senso che insegna a far seguire certe linee, secondo me fondamentali.

    @iamarf: Professore lei parla di persone che entrano nel mondo del lavoro e non sono capaci: niente da dire a riguardo, è verissimo.
    Dei cambiamenti ci vogliono, qui siamo tutti d'accordo.

    Però, secondo me, lei tende a enfatizzare solo gli aspetti negativi, dimenticandosi che del positivo c'è.
    Per varie ragioni bisogna proprio guardare alle cose che non tornano, che devono essere cambiate, ma mi sembra riduttivo e controproducente demonizzare l'intero sistema.

    Lei dice che "la scuola è oggi un recinto troppo angusto", secondo me non è così, anzi, sta diventando un recinto troppo poco angusto.
    Mi spiego.
    La Scuola di oggi a me sembra apparentemente rigida, ma ,lo è troppo poco.
    Credo che la Scuola dovrebbe essere molto più dura, ma con questo dovrebbe essere dato più spazio all'esperienza pratica, molto più difficile per diversi aspetti.
    Ma secondo me una cosa non esclude l'altra: le valutazioni dovrebbero essere meno flessibili in modo da migliorare la qualità del prodotto.

    Forse ha ragione dicendo che "chi si è abituato a tale recinto tende a difenderlo": io di certo mi sono abituata, ma se lo avessi amato così ciecamente non mi sarei neanche posta il problema di capire la nuova visione che lei ci ha proposto.
    L'avrei presa per buona, come secondo lei gli studenti fanno a scuola, in quanto lei è un Professore e ,in teoria, non si dovrebbe neanche provare a "criticare", cosa che in realtà hanno fatto in tanti, senza porsi il minimo problema, almeno da quello che ho capito.
    Io vedo qui l'atteggiamento passivo che a lei non torna, e neanche a me.

    Sarò disposta a ricredermi su certe questioni.

    Credo che la discussione dell'ultimo mese sia stata molto utile: ha fornito molti spunti di riflessione.

    "Il vostro futuro dipende dalla vostra capacità di essere visionari": ha ragione.
    Però bisogna essere visionari senza dimenticare i famosi piedi per terra.
    Bisogna essere in condizione di diventare visionari: si può solo dopo aver provato a non esserlo, e non esserne soddisfatti.

    Sono convinta che per cambiare opinione sia necessario sbattere la testa contro il muro.
    Per adesso non la sto battendo così forte da farmi male.

    RispondiElimina
  14. Sai, so di forzare la mano spesso ma credo che bisogna farlo perché le grandi istituzioni e le consuetudini sociali hanno un'inerzia enorme per tante e varie ragioni, alcune sacrosante e altre meno.

    Devo forzare la mano perché mi passate molto velocemente sotto gli occhi, come è giusto che sia considerata la dimensione contenuta che l'insegnamento di cui sono incaricato deve avere in un corso di laurea come il vostro. Non mi rimane quindi che essere molto incisivo ma senza perdere l'equilibrio. Non è per nulla facile ma mi sembra che valga la pena di provarci.

    Mi accontento di aiutarvi ad esercitarvi nella fondamentale pratica del dubbio e quando vedo, metaforicamente, che vi soffermate a guardarvi intorno con lo sguardo velato dal dubbio allora io sono molto contento.

    RispondiElimina
  15. Anche io sono della stessa opinione di Elisa. Avevo anche io pensato la stessa cosa: se davvero la scuola uccidesse in maniera così efficiente la capacità di critica o la creatività, tanto da produrre generazioni di zombie conformisti e incompetenti, noi, vittime di questo meccanismo, dovremmo essere persone facilmente turlupinabili, in teoria. Nel senso che dovremmo essere piuttosto facili da convincere: dato che la scuola ci appiattisce, dovremmo essere come canne al vento. Non voglio assolutamente dire che Lei sta cercando di turlupinarci, ma semplicemente dire che se la scuola fosse così annichilente, lei avrebbe dovuto ritrovarsi con una schiera di zombie dagli sguardi vacui che fanno "sìsì" a qualunque cosa dice; il fatto che ci sia stata una certa dose di critica non testimonia in fondo anche un pensiero indipendente?


    Anche secondo me oggi la scuola è troppo poco rigida. Io voglio una Università, non un laureificio.

    Comunque, non penso di essere uno di quelli abituati al recinto. Lei scrive che la scolarizzazione è tendenzialmente più grave quanto più gli studenti sono brillanti. Ecco, io credo che da questo punto di vista possa tranquillamente trarmene fuori. Per quanto riguarda i voti, sono sempre stato uno studente mediocre. I prof si sono sempre tutti lamentati che ero troppo irrequieto, che facevo troppo casino, che chiacchieravo, etc., fin dalle elementari. Disordinatissimo, disorganizzatissimo, caotico... Insomma, non uno studente modello. Eppure, nonostante questo, ora sto qua a difendere certi aspetti della scuola, che secondo me sono necessari! So bene che non è questione di politica, naturalmente.

    Poi, oh, se il mondo cambia, può anche cambiare in modo diverso da come dico io. Cioè, è questione di visioni diverse... Senz'altro ho torto su tantissime cose, però mi lasci dire che se la scuola cambiasse in un certo modo, mondo o non mondo, potrebbe dispiacermi, ecco.

    RispondiElimina
  16. Ho fatto un commentino-ino-ino in un nuovo post...;-)....notte notte
    annis

    RispondiElimina
  17. @iamarf: Credo che stia riuscendo, in parte, nei suoi propositi.

    Senza dubbio quello che lei scrive è "scomodo", e pertanto induce alla discussione e alla riflessione.

    Avevo già intuito il motivo del suo modo di scrivere, che, devo ammetterlo, alle volte può risultare irritante.

    Come avrà certamente capito, certe cose che lei sostiene non mi tornano, anche dopo aver provato e riprovato ad appropriarmene.

    Ma questo non è il punto,a quanto dice.

    Io ho avuto la sensazione che lei ci volesse convincere che il nostro sistema di apprendimento non va, punto e basta: siamo dei dicotomizzati/scolarizzati/retrogradi e tanto indietro rispetto al resto del mondo, soprattutto nel pensiero.

    Se invece il fine è un altro,superiore, ovvero l'indurci all'apertura e allo sviluppo di un senso critico, allora ben venga.
    E'fondamentale.
    La ringrazio.

    @melanconiaestatica: Grazie, bello il tuo commento!

    Hai spiegato in modo limpido quello che io, farfugliando, cercavo di dire!

    RispondiElimina